Sessione pomeridiana.
I lavori del pomeriggio si aprono con l’intervento di Paolo Gardois, che ha per oggetto Aperto, l’archivio istituzionale di Unito. Seguirà l’interevento di Viviana Mandrile, dedicato alle tesi di dottorato, mentre nel prosieguo del pomeriggio si ritornerà al confronto con realtà di ricerca che in modo diverso hanno a che fare con l’open access e gli strumenti digitali, con esperienze nel campo della fisica, della storia e della filologia.
Paolo riprende il filo del discorso dalle nuove prospettive che si aprono per le biblioteche e degli strumenti concreti a disposizione.
Il Repository può essere definito come ‘an online locus’; le funzioni di un deposito istituzionale possono essere ricondotte a 2: – la disseminazione dell’informazione scientifica, tramite il protocollo OAI-PMH, attraverso internet; – ma si tratta di qualcosa di più di un ‘magazzino’.
Si propone quindi un modello teorico di flusso, dal producer agli utenti, articolato in inserimento, gestione dei dati e storage, preservation e infine accesso.
All’inizio l’accesso era semplice dowload, ora (come emerso in mattinata) la prospettiva è quella del riuso, del rimodellamento.
Le catene del valore: van de sompel parla delle catene del valore accademico, per indicare i processi di generazione ed elaborazione della conoscenza in ambito accademico; si parla poi di supply chain anche per l’accesso all’informazione: sempre più la necessità è di conoscenza ‘on demand’ piuttosto che immagazzinata.
La tendenza è quella dell’accesso aperto nel senso che i dati tendono a diventare commodities, materie prime che, pur con determinati costi, si danno per scontate, sempre disponibili, a partire dalle quali si costruiscono diverse catene di valore.
Come Aperto può creare valore?
All’interno della nostra istituzione uno dei modi in cui Aperto può interagire con flussi di lavoro interni all’istituzione è l’interazione con il Catalogo delle pubblicazioni della ricerca di Ateneo, con l’obiettivo di far inserire solo una volta i metadati. Altro campo è quello dell’archiviazione delle tesi di dottorato e di laurea. Vi sono anche potenzialità di collaborazione con altre istituzioni e potenzialmente col territorio
Le potenzialità del repository si misurano però anche con scelte in merito all’architettura del sistema (scelte in merito alla creazione di un unico repository o di diverse installazioni per funzioni diverse; caratteristiche delle diverse versioni del software).
Gli archivi devono ‘servire’ ai ricercatori, fornire dei servizi, quali la possibilità di ottenere lo scarico di metadati in formati bibliografici diversi, il collegamento con altri siti o servizi (il portale d’ateneo; collegamento col sistema di credenziali unificato di ateneo) e devono fornire sufficienti garanzie di sicurezza e preservazione.
Gli ‘scenari globali’ proposti sono una panoramica sul ‘valore aggiunto’ potenzialmente fornito da Aperto che richiamano il ‘mondo piatto’ (Friedman, 2006) aperto a nuove forme di partecipazione e collaborazione collettiva alla fruizione e costruzione della conoscenza. Cominciano ad essere proposti nuovi modelli teorici per interpretare tali potenzialità e mutamenti: l’invito è quello di cominciare assieme, bibliotecari e docenti, ad affrontare ed interpretare il nuovo mondo piatto che si sta delineando.
Viviana Mandrile presenta le Linee guida elaborate dalla CRUI in merito alla pubblicazione delle tesi di dottorato, documento approvato a fine novembre.
Le linee guida della CRUI si propongono l’istituzione di un servizio nazionale.
Perché le tesi di dottorato sono interessanti per l’OA? Sono un prodotto della ricerca originale e innovativo, nascono in formato digitale, ma sono ‘letteratura grigia’, difficilmente accessibili e pertanto non hanno l’impatto che meriterebbero per il loro valore. Il vantaggio per l’istituzione che le raccoglie è quello di valorizzare meglio il proprio prodotto mentre per l’autore rappresentano il primo passo della propria carriera, che potrebbe essere meglio valorizzato.
All’estero la raccolta di tali lavori è maggiormente sviluppata ed esiste dal 2006 un gruppo di lavoro europeo per integrare le varie realtà nazionali (metadati integrati per favorire l’accessibilità).
In Italia esistono 18 archivi istituzionali gestiscono l’archiviazione delle tesi, ma in tutto le tesi depositate sono meno di 2000: molti archivi sono quindi da sviluppare e ancora da popolare.
Sinora le tesi sono state raccolte negli archivi in aggiunta al deposito amministrativo e su base volontaria, col metodo del self archiving. Nel gruppo Crui, a partire dalle ‘buone pratiche’, è emerso come l’obbligo di deposito dia buoni risultati.
Il quadro normativo presenta difficoltà, per la sovrapposizione di norme diverse, anche in contrasto per la stratificazione storica delle leggi: la legge del 1941 fa rientrare le tesi nella disciplina del diritto d’autore, come opere orginali; mentre la disciplina del dottorato di ricerca impone l’obbligo del deposito per i singoli atenei alla biblioteca nazionale. La legge sul deposito legale, mirando a pubblicizzare le tesi, incentiva la raccolta anche tramite supporti informatizzati (2006).
Il gruppo Crui ha cercato un’armonizzazione tra le varie norme, per conciliare necessità di dare pubblicità alle tesi e diritto d’autore:
gli atenei hanno facoltà di rendere obbligatorio il deposito delle tesi di dottorato nei repositry istituzionali (rendendolo esplicito nei bandi di dottorato). Vi sono poi casi particolari, sottoposti ad un ‘embargo’ di max 12 mesi nel caso di contenuti brevettabili, o che debbano essere pubblicati con altri canali o qualora ci siano interessi di terzi.
Standardizzazione ed interoperabilità: è stato creato un formato di metadati standard a cui gli atenei sono invitati ad attenersi per garantire l’interoperabilità. Nell’estate 2007 una circolare ministeriale ha avviato la raccolta automatizzata in formato digitale delle tesi da parte delle biblioteche.
Il caso di Chimica: il progetto è nato su base volontaria per arricchire Aperto e migliorare il servizio catalografico. Anche da tale progetto è emerso come sia necessario superare l’archiviazione su base volontaria.
La proposta è di una strategia a 3 livelli: – comunicaione; – organizzazione (integrazione con SCU e Db delle segreterie, flussi di lavoro di ateneo); – conservazione e innovazione: occorre un regolamento di deposito (su formati, metadati, valorizzazione, integrazione con altri servizi quali Trova@unito).