OA UNITO – pomeriggio

By Paolo Gardois

Sono sopravvissuto, ho finito l’intervento, ora aspettiamo le domande.

Riemergo dai pensieri e dalle sensazioni colte dal link con la platea, rapido ed emozionante come sempre, e ascolto Viviana dire che in Italia sono state pubblicate OA negli IR solo 1400+ tesi di dottorato. Diversa la situazione in Olanda (10.000+). Si sono usate in Europa delle policies di deposito obbligatorio, ma Viviana rileva soprattutto il fatto che le normative, che da noi sono molte e intricate. Ultimamente però anche in Italia leggi e regolamenti hanno fatto considerevoli passi avanti. Ora la pubblicazione delle tesi è possibile previa modifica dei bandi di ammissione al dottorato, ma temporaneamente è possibile comunque previa liberatoria da parte del dottorando, che prende atto delle policy OA di un Ateneo. Alcuni tipi di tesi possono essere sottoposti ad embargo (brevetti, pubblicazione presso editori, dati sensibili, dovere di assolvere a diritti di terzi riguardo al materiale contenuto nella tesi).

Parlando poi dell’esperienza di deposito volontario delle tesi in AperTO, si rileva quanto segue: servono policy di deposito obbligatorio delle tesi; comunicazione con i dottorandi; creazione di adeguati flussi di lavoro; regolamento di deposito per formati file e schemi metadati, questi ultimi da concordare con le biblioteche nazionali; maggior integrazione con Trova@unito, per rendere linkabili con il resolver le citazioni contenute nelle tesi con i fulltext citati.
Tra chiacchiere e intervista con la web TV di Ateneo, mi perdo quasi tutto del modo in cui i fisici passano la mattinata, raccontato da L. Magnea, che tra l’altro ci fa vedere come un fisico usa ArXiv e Spires. Ottima la parte sulla psicopatologia della citazione: i nuovi strumenti online fanno misurare i ricercatori con domande inquietanti, come: “chi mi ha citato ieri?”. Inquietante soprattutto perché la domanda diventa quotidiana. Del resto, dai, anche con i blog ne sappiamo qualcosa, eh…

Nota conclusiva dell’intervento: la peer review è davvero valutata nel modo giusto? Come assegnarle un valore economico, dato che è davvero l’unica funzione di utilità sociale a cui assolvono gli editori, oggi?

Purtroppo (o per fortuna) i social networks non sono fatti di soli bit, e devo dire che mi sono perso gli interventi su Reti Medievali chiacchierando con colleghi e docenti — ma ho parlato di OA, naturalmente :-)

Molto interessante, comunque, il rapporto tra RM e Firenze University Press: tutto il materiale pubblicato sul sito viene pubblicato da FUP, in digitale o a richiesta anche in formato cartaceo. Il punto forte di RM rispetto ad iniziative analoghe, consiste nel fatto che la risorsa non è solo un repository o una realtà di e-publishing, ma un punto di incontro per specialisti di tutto il mondo.

P. Provero, del dipartimento di Genetica di UNITO, parla di OA e bioinformatica. C’è una forte insoddisfazione rispetto al processo tradizionale di peer-reviewing, che deve diventare + aperto. Il gruppo di Provero pubblica la maggior parte dei lavori su riviste OA: provenendo da fisica, è abbastanza naturale. BMC garantisce una peer-review di qualità, e abbastanza rapida (1-2 mesi) – e quando il lavoro è stato letto con cura e arrivano suggerimenti utili, lo si vede subito!

L’insoddisfazione viene spesso dall’anonimità dei reviewers, che possono commettere abusi. BMC garantisce commenti non anonimi e l’intera storia relativa alla pubblicazione dell’articolo, comprese le osservazioni dei reviewers, sono pubblicati. Problemi: difficile trovare referee, e tendenza ad avere report + positivi del normale. Altre riviste (PlOS) garantiscono possibilità di peer review anonima, ma occorre giustificare perché. Di solito, chi vuol mantenere l’anonimato, lo fa x paura di ritorsioni (pensate a un referee giovane che critica il lavoro di un ricercatore affermato). Non è ovvio quindi che il peer review anonimo garantisca davvero la trasparenza. Nature ha invece adottato il modello del Community Peer Review, poco utile e con pochi commenti –> abbandonato. Biology Direct ha invece adottato il metodo della Open and Permissive Peer Review: l’autore deve trovare 3 membri dell’editorial board disposti a fare 1 report; l’articolo può pubblicare anche se i report sono negativi; pubblica comunque sempre insieme ai report, firmati. Dove invece non si usa la peer review, i commenti sono infestati da pseudoscienza e trash (Philica).

Quanto all’accesso ai dati di ricerca, essi sono fondamentali in biologia e biologia molecolare. Questi dati sono accessibili tramite gli ormai tradizionali db, da swissprot a ensembl. Questi db sono la base della bioinformatica, che sarebbe impossibile se i dati non fossero pubblici. Questi db contengono moli enormi di conoscenza inesplorata – esplorarla è il compito della bioinformatica, che lo fa tramite software opensource al 99%. Questo, più che le pubblicazioni open, è ciò che ha davvero rivoluzionato la bioinformatica.

Non provo nemmeno, purtroppo, a bloggare l’ultimo intervento. La scuola materna mi aspetta. E la lucidità se ne va. La giornata è stata intensa. Le connessioni neuronali si sono attivate. Le reti sociali anche. Adesso proviamo a lavorarci. Come dice Wallace, lo yoyo del sole sta scendendo. Penserò camminando per le strade di Torino. Mescolando le luci arancio e le pietre dei palazzi, con le idee, come sempre, e oggi un po’ di più.

Una Risposta a “OA UNITO – pomeriggio”

  1. Libru » OA UNITO - pomeriggio Dice:

    [...] Roberto Tesi: Riemergo dai pensieri e dalle sensazioni colte dal link con la platea, rapido ed emozionante come sempre, e ascolto Viviana dire che in Italia sono state pubblicate OA negli IR solo 1400+ tesi di dottorato. Diversa la situazione in … [...]

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