Giuseppe Turani, su Affari e Finanza del 22 ottobre, racconta dei microblog. In sostanza, sono blog su cui si possono scrivere messaggi brevi (max 140 caratteri su Twitter), che possono essere spediti da cellulare come SMS e che sono visualizzabili sul web con qualunque dispositivo – oppure possono essere notificati come SMS.
Sono nati per segnalare lo “status” di una persona online (ciò che sto facendo in un certo momento). E ci sono tutte le basi, come dice Turani, per il Grande Fratello online. Cioè qualcosa che interessa poco, al di là della mia cerchia di amici.
Comunque, incuriosito, faccio un giro in Jaiku, aargh, beh, allora vado a vedere Twitter, d’accordo, lo so, sono convinto che sia una sciocchezza, perché non ammetterlo, e però, allora, diamo un occhiata: il candidato alle primarie del Partito Democratico americano, Barack Obama, sta usando Twitter per comunicare i suoi spostamenti in campagna elettorale; oppure guardate che uso ne fanno le biblioteche: un servizio di news, ad es., o un interessante strumento di marketing, o tutte e due le cose, ancora altre – ad es. uno strumento di accesso alternativo ai cataloghi. Inoltre, sono disponibili i feed RSS che aumentano l’interesse per l’utente finale.
In fondo, imparo, ancora una volta, fermarsi alla prima impressione è ingannevole. Con i mashup, non conta tanto il primo utilizzo possibile di un’applicazione, ma il suo potenziale di manipolazione da parte degli utenti: dal segnalare lo status, all’inviare messaggi istantanei per esprimere un’emozione – forse irripetibile al di fuori di un contesto, allo scrivere delle specie di haiku, al funzionamento come piattaforma di distribuzione di news, info e contenuti.
Per associazione, mi viene in mente un’altra esperienza interessante. Diversa, ma con qualcosa in comune: il real social tagging o real world social bookmarking, che consente di etichettare luoghi fisici e di commentarli.
Che significa? Vedete ad es. quello che ha fatto il Performing Media Lab a Torino. Si etichettano dei luoghi con dei matrix code, e quando ci si avvicina con uno smart phone (su cui si installa un apposito software) si possono “leggere” info e commenti e lasciare impressioni e idee a propria volta, che poi potranno essere consultate da altri visitatori. Inoltre, tag e commenti sono leggibili su Google Maps, o su dei mashup appositamente creati con GM.
Anche le biblioteche come luogo fisico possono essere usate per questo. Pensate un po’ ad integrare uno strumento del genere con le RFID, e a permettere agli utenti di taggare i libri che trovano sugli scaffali, a condividere i commenti, ecc…
Tutto quello che questi strumenti condividono è la possibilità di interpretare un istante. Forse, l’illusione di renderlo durevole, condividendolo. Forse, appunto, come i blog. Certo, in maniera più breve. Ridotta all’osso – all’haiku, o all’aforisma. O all’immagine verbale.
Tag: Microblogs, real world tagging
8 Novembre, 2007 alle 23:01 |
Grazie del link
Tra poco (qualche mese al massimo) usciremo con qualcosa di nuovo sempre relativo a mappe, georeferenziazione e memoria… Stay tuned!
Ciao!
15 Novembre, 2007 alle 1:06 |
[...] poi, lo dicevo che i bibliotecari sono intelligentissimi… leggete questo post qui: etichette anche sulle cose! post-it invisibili ma leggibili da cellulari o similia …commenti [...]