Dopo la presentazione di Richard Jones, dell’Imperial College di Londra (la cui implementazione di DSpace si chiama Spir@l), utile per i modelli concettuali sull’architettura di sistema e sulle diverse tipologie di procedure di deposito, Marc Goovaerts relaziona sulle procedure di inserimento di dati basate sulle tipologie di pubblicazione in DSpace at Hasselt University, in Belgio. A Hasselt l’IR sarà parte del sistema informativo sulla ricerca in corso di realizzazione. DSpace dovrà essere collegato anche ai principali db disciplinari presenti sul web (problemi di copyright per i db commerciali?). Solo i record con il full text saranno disponibili per harvesting OAI, non quelli con i soli metadati. I dati vengono importati dai db bibliografici con uno script eseguito quotidianamente, e successivamente validati. Il personale viene importato come e-person, con un ID unico, ed assegnato alle comunità/collezioni di pertinenza. Il modulo per inserire dati in DSpace è limitato, quindi è stato migliorato per supportare l’inserimento di diversi tipi di documento. All’inizio si sceglie uno dei 10 tipi di documento predefiniti. Per gli articoli, ad es., si scelgono gli autori e le riviste da una lista. Il link tra autore e dipartimento va invece fatto manualmente. E’ stata aggiunta anche la possibilità di importare i metadati in molti formati bibliografici standard (RIS, Pubmed, ecc.). C’è un ampio supporto per vari schemi di metadati, con un OAI qualificato, AGRIS AP, MODS modificato e adattato, ecc.)
Anna Rovira e colleghi dell’UPC (Catalunya) comincia enfatizzando l’importanza delle risorse umane. Si sono realizzati repositories separati (in tutto 6), per diversi prodotti di didattica e di ricerca; ognuno è seguito da un bibliotecario, mentre i bibliotecari delle singole biblioteche si occupano di controllo bibliografico (soprattutto per gli aspetti semantici). Si ha poi un’interfaccia di ricerca comune. C’è grande attenzione al posizionamento dell’IR all’interno del workflow globale d’Ateneo, soprattutto in rapporto agli uffici che si occupano di ricerca e didattica, oltre che di proprietà intellettuale.
I repositories hanno un buon successo – migliaia di documenti sono già stati caricati. I miglioramenti futuri riguardano le statistiche, submission forms personalizzati, controllo d’autorità e import del soggettario locale. In particolare, si sta lavorando ad integrare i repositories con i db dell’ufficio ricerca, che ha tutti i metadati delle pubblicazioni dei docenti dell’ateneo, anche se di scarsa qualità e privi di full text.
Lieven Droogmans e colleghi (di @mire, spin-off dell’Università di Lovanio) presentano invece Tog@ther, attualmente in fase beta. Si tratta di un sistema completo di gestione di congressi e seminari realizzato partendo dal codice di DSpace, inclusi i moduli per iscrizioni, pagamenti, peer review, etc. Il prodotto sarà a pagamento.
Chiudono la mattinata Susanna Mornati e Andrea Bollini del team Aepic di CILEA, parlando dell’esperienza realizzata con l’Università Statale di Milano riguardo al collegamento tra IR e valutazione della ricerca. I principali problemi con l’OA in Italia riguardano l’approccio troppo ideologico all’OA, inutile e controproducente quando si tratta di riempire un IR, la mancanza o l’insufficienza delle policies, la vision e la mission troppo imprecise; questo, in un contesto in cui le leve per il cambiamento (consapevolezza degli autori, aumento dei costi per le riviste, ecc.) sono conosciute, ma si scontrano con molti ostacoli istituzionali difficili da rimuovere.
Gli IR, quando conterranno molti/tutti i prodotti della ricerca di un’istituzione, potranno diventare i building blocks per valutare la ricerca prodotta in un’istituzione o all’interno del sistema universitario nazionale – posto che la valutazione andrà fatta a livello del singolo documento e senza l’utilizzo di surrogati come l’impact factor.
Da questa esigenza nasce SURPLUS, sistema integrato per la gestione della ricerca, dedicato a tutte le principali attività collegate alla ricerca in un’ateneo. Il sistema è una suite di diversi prodotti (incluso un IR) e si propone di migliorare la visibilità della ricerca prodotta, il monitoraggio in tempo reale, il supporto ai progetti, ecc. – altre info generali a https://surplus.cilea.it/. I dati vengono presi da DSpace ed elaborati in contesti di valutazione, business intelligence, ecc., gestiti dagli altri moduli di Sur+. L’autenticazione avviene fuori DSpace, sfruttando le procedure delle Università. Molte ed interessanti le caratteristiche dei vari moduli, tra cui la gestione dei nomi di autori istituzionali e riviste e la generazione automatica di citazioni (ISBD, però). Il lavoro svolto può in parte essere visto sul sito di AIR – UNIMI.
Problemi riscontrati: colli di bottiglia nell’immissione massiccia di dati in occasione di scadenze come la presentazione di progetti di ricerca – ci vogliono miglioramenti di architettura e db; blocchi di transazioni e problemi di procedura in occasione di elaborazioni di dati, risolta spostando alcune delle procedure gestite in moduli esterni – anche perché personalizzare troppo il codice di DSpace porta notevoli diseconomie gestionali nel futuro prossimo.
Notevolmente interessante il discorso sulla Business Intelligence: trasformare dati in informazioni –> conoscenza –> strategie, benchmarking, vantaggio competitivo. Il sistema informativo è comunque complesso: diversi db, tecnologie legacy che non possono essere eliminate in un solo colpo, ecc. Sono presenti anche dei cruscotti per vedere istantaneamente le prestazioni di un dipartimento o centro di ricerca.
Questo sistema può avere anche interessanti effetti di feedback rispetto al popolamento degli IR: il presupposto per avere una valutazione efficiente è infatti avere nell’IR una copertura completa della ricerca prodotta in Ateneo.
Infine, un suggerimento alla comunità: concentriamoci sul rendere DSpace sempre migliore per fare da IR, non forziamolo per fare altre cose perché i forks possono essere troppo costosi e poco utili.
Infine, una questione aperta: con la crescita degli IR, sempre più frequentemente si hanno record duplicati tra gli IR in diverse istituzioni.
Non sono al momento presenti funzionalità di digital preservation, anche perché gli IR sono nati principalmente per la disseminazione. Inoltre anche la digital curation è un problema su cui la comunità di DSpace potrebbe concentrarsi.