ServiziBibliograficiDigitali live al D-Space User Group Meeting.
Roma. – FAO. – Lapiùbellavistasuromaesistente!
Sessione sull’impatto degli aspetti organizzativi sulla gestione degli Institutional Repositories (IR).
Fabrizia Bevilaqua ci parla dei fattori che influenzano il successo dei depositi istituzionali ad accesso aperto: sostenibilità, gestione, interoperabilità, integrazione, riferiti agli IR. Fabrizia ha intervistato gli amministratori di circa 20 IR italiani che utilizzano D-Space. Ecco alcuni tra i risultati.
Sostenibilità: sono pochi gli IR italiani che hanno concluso la fase di test; c’è poca documentazione disponibile; in pochi hanno implementato una policy per la gestione della conservazione digitale.
In genere, gli IR italiani hanno una gestione poco strutturata: poco incoraggiamento e supporto da parte delle autorità accademiche; pochissime tra le persone coinvolte nella gestione hanno una job description; solo una realtà su 20 ha un documento relativo alla descrizione e gestione del servizio.
Fin qui il quadro, poco incoraggiante.
Gestione: alcuni Atenei stanno sperimentando interessanti indicatori di valutazione; la promotion —–
Integrazione: è piuttosto scarsa, a livello di portali delle istituzioni. Ci vuole più attenzione a collegare reciprocamente le varie parti della piattaforma d’accesso all’informazione elettronica per l’utente finale, includendo l’IR.
Conclusioni: un tocco di ottimismo; è vero: si sono raggiunti solo in parte gli obiettivi iniziali delle sperimentazioni, ma si sono provate strade interessanti.
E’ importante:
- porre chiari obiettivi e strumenti di valutazione;
- impostare delle policy chiare;
- assicurare un finanziamento adeguato;
- assegnare ruoli chiari alle persone
- cooperare di più e meglio a livello internazionale.
Leif Longva e Obiajulu Odu raccontano invece l’esperienza dell’Università di Tromso nella gestione delle tesi di master e dottorato.
Pur se su cifre complessive ancora abbastanza basse, l’esperienza dimostra che i risultati sono ottimi se D-Space è scelto come sistema tramite il quale gli studenti consegnano ufficialmente la tesi. Ma DSpace non è pensato per questo, quindi si è creata un’istanza separata di DSpace, chiamata IPortal, per la consegna delle tesi, compresa la compilazione dei moduli amministrativi. Gli studenti in genere non hanno obiezioni a pubblicare le loro tesi, una volta inserite in IPortal, anche su Munin, l’IR di Tromso. Eccezioni: tesi che contengono info confidenziali su aziende, o usano materiali sotto copyright; oppure i risultati dovranno essere pubblicati su rivista. In quest’ultimo caso le tesi sono immagazzinate e verranno pubblicate in seguito.
Come funziona in pratica? Gli studenti non scelgono la collezione, ma un codice di facoltà che è automaticamente collegato ad una collezione (buona idea!). Poi rispondono ad una domanda, scegliendo se rendere disponibile la tesi su Internet adesso, poi o mai. IPortal gestisce tutto il workflow amministrativo – es.: manda la tesi alla commissione che deve discuterla, ecc.
Una volta consegnate, le tesi vengono importate in Munin e mappate sulle rispettive collezioni oppure cancellate (se questa è la scelta dello studente). In ogni caso gli archivi sono separati e vanno fatti degli import. Questa soluzione, buona inizialmente, può portare problemi a lungo termine: occorrerebbe trovare un sistema per evitare di duplicare gli archivi, suggerimento che viene da alcuni degli interventi che commentano l’ottimo lavoro dei colleghi di Tromso. Ad esempio usare i web services?
La mattinata continua con tre case studies.
Richard Davis, University of London, School of Advanced Studies, racconta l’esperienza di SAS-Space. Molto interessante l’uso del wiki per la documentazione, ed anche lo sforzo di accogliere nell’IR tipi di documenti diversi da quelli tradizionali, ad esempio bibliografie. Argh, con quale schema di metadati?! Anzi: questa è una mise-en-abime notevole: i metadati per descrivere una collezione di metadati. Catalogatori professionali, aiutatemi…
Gli schemi di metadati sono molto basilari: DC semplice. La biblioteca non era stata molto coinvolta all’inizio, c’è il problema dell’integrazione dei servizi, soprattutto con le collezioni digitalizzate della biblioteca. Forte esigenza di avere strumenti 2.0 per gestire l’interazione degli utenti tramite l’interfaccia. Il feedback dei ricercatori e amministratori è stato positivo.
Elena Brizioli descrive Cadmus, l’implementazione D-Space dello IUE.
Fondamentalmente, contiene i metadati di tutte le pubblicazioni IUE dal 2003; “wherever possible” anche i testi completi: 1200 full text su 6000 titoli.
All’inizio tutti i ricercatori potevano caricare i metadati e i dati, che venivano immediatamente visualizzati; dal 2004, il sistema è centralizzato: i ricercatori caricano i dati, i bibliotecari li rivedono e solo dopo si pubblicano.
Per le tesi non c’è una policy di caricamento obbligatoria – pubblicano solo gli studenti che vogliono. A ogni tesi è assegnato un DOI.
Stats: 150.000+ hits (soprattutto oai e engines) / mese, 12.000 pdf downloads / mese.
Chiude la sessione Gino Roncaglia, parlando dei contenuti relativi all’apprendimento (learning content). Una ricerca su Google sull’argomento produce molti risultati, ma gli IR hanno pochi strumenti specifici per il learning content. Di solito i depositi di LC sono immersi in un learning management system (LMS). E’ poco opportuno avere per ogni istituzione accademica un IR per la didattica e uno per la ricerca, usati dagli stessi utenti e tali da richiedere molto lavoro; inoltre non è corretto separare così tanto didattica e ricerca. Quindi occorrerebbe integrarli. Ma per i LC i metadati sono diversi da quelli usati per la ricerca: ad es. si usa LOM metadata scheme; integrato con DC ma più gerarchizzato; inoltre questi metadati vengono aggiornati e cambiano molto più di frequente rispetto a quelli dei docs tradizionali.
In UNITUS i LC sono di solito parte di un pacchetto SCORM, e sono descritti con LOM – manifest file: imsmanifest.xml . Il problema è: come integrare UNITUS D-Space con la piattaforma eLearning Master. La soluzione me la sono un po’ persa, la sessione era davvero troppo veloce
Cmq si possono provare ricerche sulle 2 pagine seguenti: http://dspace.unitus.it/ e http://webdev2.caspur.it/masterunitus/index.php?pagina=13 .
17 Ottobre, 2007 alle 12:36 |
[...] redazione@tgcom.it: Pur se su cifre complessive ancora abbastanza basse, l’esperienza dimostra che i risultati sono ottimi se D-Space è scelto come sistema tramite il quale gli studenti consegnano ufficialmente la tesi. Ma DSpace non è pensato per questo, … [...]
19 Ottobre, 2007 alle 21:42 |
Interessante trovarmi gia’ blogato in italiano!
Bravo che hai trovato un link al wiki che io purtroppo non potevo mostrare nella presentazione. Vorrei meglio integrare il wiki con DSpace – e credo che ho visto adesso (dopo la presentazione di Manakin) un modo di farlo.
Certo, io credo che e meglio accettare diversi tipi di oggetti. Forse piu’ tarde la Scuola deve facere una selezione piu’ rigorosa, ma per addesso mi pare ragionevole costruire una collezione eterogenea: non solo i tesi ed articoli sono importante al lavoro scolastico.
E’ vero che noi possiamo amegliorare i nostri metadati. Facciamo presto una rivista del primo anno del IR, e spero che la nostra biblioteca ci aiutera’ con quello.
Ma…. anche piu’ grave… dove posso trovare i foti del evento?
20 Ottobre, 2007 alle 17:04 |
Caro Richard, grazie x il commento.
Ottima l’idea di integrare il DSpace con Wiki, anzi teniamoci in contatto, perchè interessa anche a noi! Il tuo intervento in generale ci ha dato molti spunti e idee, spero che potremo confrontarci ancora in futuro. Per le foto dell’evento, purtroppo io non ne ho fatte, il nostro blog è ancora molto “testuale”… Ma credo che basti aspettare qualche giorno e le troveremo online – o magari si può chiedere a Imma Subirats, che con le sue colleghe ha fatto davvero un ottimo lavoro
A presto.
Paolo Gardois
20 Ottobre, 2007 alle 22:48 |
http://www.flickr.com/photos/tags/dspacerome2007/
A presto,
Imma
6 Dicembre, 2007 alle 13:06 |
[...] There were plenty of opportunities to chat informally with other repository users and developers, during lunch and the Google-sponsored evening reception, and at the conference dinner. At €150 for the whole conference package, it’s hard to imagine better value: Imma, Paola, Stefania and others did a fantastic job. The organisers also designated a unique tag, dspacerome2007, for sharing online resources from the course, including photos in Flickr and links in del.icio.us (just as we had done for photos of the Bergen meeting last year). And I’d barely even touched down when I found I’d been blogged in Italian… [...]
5 Ottobre, 2008 alle 16:03 |
[...] There were plenty of opportunities to chat informally with other repository users and developers, during lunch and the Google-sponsored evening reception, and at the conference dinner. At €150 for the whole conference package, it’s hard to imagine better value: Imma, Paola, Stefania and others did a fantastic job. The organisers also designated a unique tag, dspacerome2007, for sharing online resources from the course, including photos in Flickr and links in del.icio.us (just as we had done for photos of the Bergen meeting last year). And I’d barely even touched down when I found I’d been blogged in Italian… [...]